Senza dubbio la moto più potente che abbia mai avuto, quando apri, adrenalina pura.

Certo, esistono moto più veloci, potenti e rabbiose, ripiene di elettronica con controlli di trazione o altre diavolerie che permettono - a tanti - di sentirsi un pilota, ma una Kawasaki z1000 se la gioca con tutte, almeno per la strada. Il problema è proprio questo: che senso ha una moto così?

Usarla come moto da città è demenziale: zero bauletti, zero borse laterali, nel sottosella non ci stanno nemmeno i documenti... l'unica possibilità di portarsi dietro le sigarette è in uno zainetto o una borsa da serbatoio. E poi, una z1000 per andare al bar o in ufficio... ma via!

Farci delle belle girate per le strade di campagna va bene, ma se vai piano la moto è scomoda, rigida e dopo poco il male al culo sovrasta la bellezza del panorama.

Se vai forte, ti diverti e del male al culo non ti accorgi, ma quasi 130 cv su una moto sono tanti e diventa davvero pericoloso... a 20 anni non ci pensavo nemmeno, oggi - passati da tempo i 50 - eccome se ci penso.

Autostrada: si va per un ora, un'ora e mezzo, poi diventa pesante: la posizione, il vento... nessun bagaglio.

In pista è sicuramente divertente, tuttavia se uno cerca una moto da pista la z1000 non è la moto giusta: la totale assenza di carena non aiuta per niente; si consideri che solo rimappando la centralina si raggiungono agevolmente i 260-270 all'ora senza troppa fatica (di fabbrica oltrepassa i 230). 

Da riconoscerle una grande frenata ed un avantreno notevole già con i materiali e l'assetto fornito di serie: utilizzando gomme e pastiglie "ad hoc" e lavorando un minimo sull'assetto diventa davvero eccezionale, almeno per le mie esperienze.

in sintesi, per me la Kawasaki z1000 è stata un colpo di fulmine, bella, potente e rabbiosa come la volevo, e mi ha regalato momenti davvero emozionanti che hanno però richiesto rischi inaccettabili. E per questo la ritengo una moto inutilizzabile.

Una sera sono tornato dal lavoro e mia moglie mi ha detto "ti hanno rubato la moto, hanno forzato il garage e se la sono presa".

L'avevo appena tagliandata: gomme, freni e tutto il resto, avevo montato la sella monoposto ed un puntale sul motore, poi l'avevo lucidata con la cura che solo un'altro motociclista può capire (si, siamo malati, ne vogliamo parlare?), ed era bellissima ... no, non ci sono rimasto molto bene.

Devo però confessare una cosa: in quel momento, mentre l'adrenalina alimentava la rabbia, ho pensato "bene, con questa non mi ci ammazzo".

Passano 5 anni, mi squilla il cellulare ed una voce mi dice: "buongiorno, parla la Questura, non si impaurisca".

In quel momento ti si gela il sangue e pensi alla tua famiglia.

"Lei ha denunciato il furto di una motocicletta? Volevo informarla che è stata ritrovata, è in Albania sotto sequestro"

In sintesi la moto girava tranquillamente in Albania, ovviamente senza targa. Sembra che lì sia normale, o quantomeno comune. 

La guidatrice - una donna - è stata arrestata e la moto sequestrata. Quando la giustizia albanese ha terminato il suo corso hanno avvertito la Questura Italiana che mi ha informato. O almeno io l'ho capita così.

Ho provato a riportarla in Italia, tralascio il calvario burocratico e vengo allo stato dell'arte: la Questura Albanese sostiene che tutta la mia documentazione è ok e sono pronti a riconsegnarla, ma per farlo devono ricevere dalla Questura Italiana un documento nel quale c'è scritto che in Italia non ci sono procedimenti penali che coinvolgono questa moto. 

La Questura Italiana dice che non ci sono problemi, ma possono rilasciare solo un attestato che dice "che il procedimento relativo alla moto è archiviato". Questo documento però non è sufficiente per gli Albanesi, che attendono e non riconsegnano.

Io sono nel mezzo e mi attacco.

Sotto le foto della moto, lasciata marcire in un campo nella periferia di Scutari... che peccato

E speriamo che la giustizia albanese non mi presenti - prima o poi - il conto del parcheggio

  

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